Card sorting per la tua UX: cos’è e come funziona

Non categorizzato

Il card sorting è una tecnica che gli UX researcher utilizzano per organizzare o valutare l’architettura dell’informazione in un sito o in un’interfaccia web.

Attraverso il card sorting, infatti, è possibile categorizzare e organizzare gerarchicamente i contenuti, in un’ottica centrata sull’utente, si pensi, ad esempio, all’organizzazione del menù di un sito. Come funziona?

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UX Designer: chi è costui?

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Scopriamo direttamente dalla voce del Lead UX Designer Michele Fasano le caratteristiche di una figura poco nota al pubblico, ma fondamentale nella realizzazione di un progetto digital di successo.

Il tuo è un ruolo che pochi conoscono al di fuori del settore.

Raccontaci con semplicità che quello che fai esattamente… una specie di guida per dummies allo UX design.

Lo UX Designer è una di quelle figure “moderne” che quando ti chiedono “Che lavoro fai?”, di solito si risponde in maniera sbrigativa, oppure si finisce per annoiare l’altra persona con tecnicismi poco interessanti.

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Jungles in the Jungle: il team building ai tempi del distanziamento sociale

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La nostra agenzia nasce durante il periodo del social distancing, questo significa che molti di noi, quando hanno cominciato a lavorare, non si sono conosciuti di persona per mesi. Come fare, quindi, per farci incontrare tutti? Ma soprattutto, come si fa team building quando non tutti si conoscono, se non su google meet?

Per lavoro trasformiamo le interazioni in esperienze uniche per gli utenti, quindi perché non farlo per gioco con i nostri colleghi?

Così, in una giornata di inizio ottobre ci siamo dati appuntamento in un parco avventura appena fuori il centro di Milano e ci siamo conosciuti: non solo junglers, ma anche i nostri clienti. Cinquanta persone imbracate, arrampicate sugli alberi ad affrontare sfide tutti insieme. Noi, la natura e… le nostre tecnologie più avanzate.

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“Change your MINTset” con una nuova UX

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Lino, Lead UX Designer, Luca UX Design Senior, ed Emiliano Innovation Tech Leader di Jungles ci parlano di un progetto innovativo che ha guidato la transizione di Myntelligence, società che opera nel campo della programmatic adv, verso il nuovo nome MINT e un posizionamento molto più “tech”.

Spieghiamo in breve come è nato il sito MINT e perché il progetto è così innovativo.

Lino Myntelligence è una società attiva da anni nel campo dell’automazione dei processi di pianificazione e di acquisto della pubblicità grazie ai suoi algoritmi di intelligenza artificiale, ma recentemente ha deciso di cambiare passo, concentrandosi più sullo sviluppo del software che sull’attività di intermediazione pubblicitaria. Un posizionamento focalizzato sull’avanzamento tecnologico e un cambio di nome: da oggi infatti Myntelligence si chiama MINT. Nuovo brand, nuovo payoff, nuova strategia, nuovi partner e nuovo sito. Qui entriamo in scena noi di Jungles. Il cliente ci ha chiamati in causa sin dalle prime fasi, già nel momento del brief all’agenzia che si è occupata del rebranding. Partecipare attivamente dall’inizio è stato cruciale per il successo del progetto, perché ci ha permesso di studiare a fondo le loro esigenze, di essere coinvolti nell’ideazione del nuovo brand e di capirne meglio i valori e la strategia di business, così mentre veniva studiata la nuova brand identity noi ci siamo da subito occupati della parte di UX.

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User Experience Research Lab: alla ricerca di emozioni

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Scopriamo con l’aiuto di Stefania e Lorena – rispettivamente CDO e UX Research Manager– come funzionano i test di User Experience condotti nel nostro Lab.

Riconoscimento delle emozioni facciali, sensori che rilevano la sudorazione, tracciamento dello sguardo, Elettroencefalogramma…sembra quasi una lista di esami medici, ma cos’è di preciso il Lab? Cosa succede in questo luogo misterioso?

Lorena – Beh, in effetti alcune di queste tecnologie sono utilizzate anche in ambito sanitario. Paura? No, scherzi a parte, il Lab è tutt’altro che misterioso e di sicuro non è un centro di sperimentazione medica.
È semplicemente una struttura molto agile, neutrale e informale, che permette di effettuare diversi test di UX coinvolgendo utenti reali, ovvero consumatori del prodotto “sotto esame” (un sito, un’app, un servizio o un prodotto fisico), ma anche prospect potenzialmente interessati.
La particolarità del Lab non è solo quella di incontrarsi face to face con l’utente ma soprattutto di fare ricorso a tecnologie sofisticate, appartenenti alla sfera del cosiddetto neuromarketing, per analizzare l’esperienza di interazione con il prodotto.

Stefania – Lorena è specializzata in psicologia applicata alla ricerca sociale e di marketing, perciò mi affido a lei e al resto del team dedicato per la parte analitica del progetto; la mia “deformazione professionale” più pubblicitaria mi porta sicuramente a dire che siamo molto orgogliosi del Lab. Lo sentiamo come una nostra creatura, un elemento distintivo rispetto ad altre agenzie che magari offrono gli stessi servizi, ma appoggiandosi a strutture esterne.
Averlo a disposizione internamente, significa inoltre che i nostri stessi clienti lo possono utilizzare con la massima libertà, come se fosse il proprio laboratorio di ricerca.
Per quanto riguarda ogni specifica ricerca, forniamo sempre un report avanzato, ma il cliente in ogni caso può assistere alla fase operativa, se vuole. Il Lab è composto infatti da due ambienti: il laboratorio vero e proprio e una sala osservazione separata, da dove guardare attraverso monitor come si svolgono i test.
Lo spirito “commerciale” mi porta poi a evidenziare che per noi è facile e veloce organizzare una sessione di ricerca. Possiamo dire che in circa 10 giorni dall’incarico siamo in grado di partire.

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