UX Writing: le parole contano

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Quante volte ci è capitato di andare su un sito con l’intenzione di compiere un’azione che pensavamo sarebbe stata semplice, come acquistare qualcosa o prenotare un appuntamento, e non riuscirci o metterci un sacco di tempo? Probabilmente in quelle occasioni ci siamo innervositi; abbiamo provato un senso di impotenza o frustrazione.

Ecco, partiamo da qui. Lo UX writer si occupa, insieme agli UX designer, di progettare una navigazione piacevole e funzionale all’interno di un sito web, un’app o qualsiasi altro servizio digitale. Il suo obiettivo è quello di mettere a proprio agio l’utente aiutandolo a trovare con facilità le informazioni che sta cercando e guidarlo verso l’azione da compiere nel modo più naturale possibile. E come lo fa? Con le parole.

C’era una volta il copywriter

Ma se lo UX writer scrive, in cosa si differenzia dal copywriter? 

Il copywriter scrive testi creativi e accattivanti per attrarre nuovi clienti, con l’obiettivo, dichiarato, di aumentare le vendite o le lead. Per lo UX writer lo scopo finale non è necessariamente la vendita. 

Lo UX writer semplifica concetti e passaggi complessi, rende umana la tecnologia e migliora l’esperienza complessiva dell’utente, qualsiasi essa sia (ad esempio scaricare un film o lasciare il proprio numero di telefono per essere ricontattati dall’assistenza clienti).Le competenze fondamentali di uno UX writer, dunque, non sono solo tecniche (ovvero produrre microcopy semplici, chiari e coerenti con la narrazione dell’intero flusso), ma comprendono anche la ricerca dei bisogni dell’utente secondo i principi dell’approccio metodologico dello User Centered Design (UCD).

Nei panni dell’utente

Scrivere per le persone che stanno utilizzando un servizio digitale richiede attenzione. Significa parlare la loro stessa lingua e scegliere parole che li aiutino nella navigazione e nell’uso onde evitare frustrazioni, perdite di tempo e incomprensioni. 

I testi che funzionano sulle piattaforme digitali, che convertono e che trasformano gli utenti in clienti, sono quelli che rispondono non solo a bisogni pratici, ma anche emotivi. In altre parole, i testi che tengono conto del vissuto e del probabile stato d’animo delle persone:

  • anticipando i dubbi che si presenteranno;
  • guidando con un linguaggio semplice e naturale;
  • rassicurando che tutto andrà bene.

The winner is

Amazon ha incrementato le vendite di 300 milioni di dollari in un anno, dopo aver cambiato la CTA da “Register” a “Continue”. Per eliminare la frustrazione dell’utente è bastato modificare la Call to Action e aggiungere un messaggio che spiegasse che la registrazione non era più obbligatoria al momento del checkout, ma consigliata solo nel caso si volesse tornare sul sito. Con questa azione, le vendite sono aumentate del 45% già nel primo mese. Ecco quindi che lo UX Writing e la ricerca empirica diventano fondamentali per costruire una experience positiva per gli utenti che interpreti il loro modello mentale rispondendo a bisogni reali.

Il manifesto dello UX writer

L’UX writing deve riuscire a far sentire a casa propria gli utenti che accedono a un sito o a un’app. Ecco qualche indicazione utile per scrivere in ottica di User Experience.

1.Poche informazioni, ma chiare

Le persone leggono frettolosamente, hanno poco tempo per approfondire. È fondamentale, quindi, fornire informazioni chiare, immediatamente disponibili e ben organizzate. 

2.Sii coerente, evita il caos

I testi vanno costruiti in modo che la navigazione risulti fluida, che l’utente non debba soffermarsi troppo a pensare a quello che deve fare.
Un approccio Content First* può aiutare a raggiungere questo obiettivo.

*Il termine “content-first” è stato coniato da Jeffrey Zeldman nel 2008 e si riferisce a uno specifico approccio alla progettazione che consiste nel creare come prima cosa il testo dedicato ad es. a un prodotto e solo in un secondo momento nello strutturare il layout.

3.Scegli bene il TOV

In linea con il tono di voce del brand, un approccio empatico aiuta anche quando si scrive un breve copy per un e-commerce, una CTA, un messaggio di errore. E, a maggior ragione, quando si progetta una conversazione con un chatbot o un assistente virtuale.

4.Scrivi come parli

Non sempre l’utente che abbiamo di fronte conosce l’argomento di cui gli stiamo parlando. Per questo motivo, è meglio evitare tecnicismi e scrivere nel modo più naturale e semplice possibile.

5.Diventa accessibile per tutti

Una comunicazione rispettosa delle diversità umane fa sentire tutte le persone ben accolte, rendendole più disponibili ad ascoltarci e a fidarsi di noi. E può anche abbattere i pregiudizi, diventando persino uno strumento di trasformazione sociale.

Il carburante del 21° secolo

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I dati e le informazioni a disposizione delle aziende sono oggi in costante aumento, e la loro importanza per il business è sempre maggiore. Ma ancora di più lo è la figura professionale in grado di analizzarli proficuamente. Il nostro team di Digital Analyst, spiega in cosa consiste il loro ruolo e qual è il vantaggio competitivo generato dall’interpretazione dei dati.

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Card sorting per la tua UX: cos’è e come funziona

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Il card sorting è una tecnica che gli UX researcher utilizzano per organizzare o valutare l’architettura dell’informazione in un sito o in un’interfaccia web.

Attraverso il card sorting, infatti, è possibile categorizzare e organizzare gerarchicamente i contenuti, in un’ottica centrata sull’utente, si pensi, ad esempio, all’organizzazione del menù di un sito. Come funziona?

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UX Designer: chi è costui?

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Scopriamo direttamente dalla voce del Lead UX Designer Michele Fasano le caratteristiche di una figura poco nota al pubblico, ma fondamentale nella realizzazione di un progetto digital di successo.

Il tuo è un ruolo che pochi conoscono al di fuori del settore.

Raccontaci con semplicità che quello che fai esattamente… una specie di guida per dummies allo UX design.

Lo UX Designer è una di quelle figure “moderne” che quando ti chiedono “Che lavoro fai?”, di solito si risponde in maniera sbrigativa, oppure si finisce per annoiare l’altra persona con tecnicismi poco interessanti.

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Jungles in the Jungle: il team building ai tempi del distanziamento sociale

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La nostra agenzia nasce durante il periodo del social distancing, questo significa che molti di noi, quando hanno cominciato a lavorare, non si sono conosciuti di persona per mesi. Come fare, quindi, per farci incontrare tutti? Ma soprattutto, come si fa team building quando non tutti si conoscono, se non su google meet?

Per lavoro trasformiamo le interazioni in esperienze uniche per gli utenti, quindi perché non farlo per gioco con i nostri colleghi?

Così, in una giornata di inizio ottobre ci siamo dati appuntamento in un parco avventura appena fuori il centro di Milano e ci siamo conosciuti: non solo junglers, ma anche i nostri clienti. Cinquanta persone imbracate, arrampicate sugli alberi ad affrontare sfide tutti insieme. Noi, la natura e… le nostre tecnologie più avanzate.

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“Change your MINTset” con una nuova UX

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Lino, Lead UX Designer, Luca UX Design Senior, ed Emiliano Innovation Tech Leader di Jungles ci parlano di un progetto innovativo che ha guidato la transizione di Myntelligence, società che opera nel campo della programmatic adv, verso il nuovo nome MINT e un posizionamento molto più “tech”.

Spieghiamo in breve come è nato il sito MINT e perché il progetto è così innovativo.

Lino Myntelligence è una società attiva da anni nel campo dell’automazione dei processi di pianificazione e di acquisto della pubblicità grazie ai suoi algoritmi di intelligenza artificiale, ma recentemente ha deciso di cambiare passo, concentrandosi più sullo sviluppo del software che sull’attività di intermediazione pubblicitaria. Un posizionamento focalizzato sull’avanzamento tecnologico e un cambio di nome: da oggi infatti Myntelligence si chiama MINT. Nuovo brand, nuovo payoff, nuova strategia, nuovi partner e nuovo sito. Qui entriamo in scena noi di Jungles. Il cliente ci ha chiamati in causa sin dalle prime fasi, già nel momento del brief all’agenzia che si è occupata del rebranding. Partecipare attivamente dall’inizio è stato cruciale per il successo del progetto, perché ci ha permesso di studiare a fondo le loro esigenze, di essere coinvolti nell’ideazione del nuovo brand e di capirne meglio i valori e la strategia di business, così mentre veniva studiata la nuova brand identity noi ci siamo da subito occupati della parte di UX.

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User Experience Research Lab: alla ricerca di emozioni

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Scopriamo con l’aiuto di Stefania e Lorena – rispettivamente CDO e UX Research Manager– come funzionano i test di User Experience condotti nel nostro Lab.

Riconoscimento delle emozioni facciali, sensori che rilevano la sudorazione, tracciamento dello sguardo, Elettroencefalogramma…sembra quasi una lista di esami medici, ma cos’è di preciso il Lab? Cosa succede in questo luogo misterioso?

Lorena – Beh, in effetti alcune di queste tecnologie sono utilizzate anche in ambito sanitario. Paura? No, scherzi a parte, il Lab è tutt’altro che misterioso e di sicuro non è un centro di sperimentazione medica.
È semplicemente una struttura molto agile, neutrale e informale, che permette di effettuare diversi test di UX coinvolgendo utenti reali, ovvero consumatori del prodotto “sotto esame” (un sito, un’app, un servizio o un prodotto fisico), ma anche prospect potenzialmente interessati.
La particolarità del Lab non è solo quella di incontrarsi face to face con l’utente ma soprattutto di fare ricorso a tecnologie sofisticate, appartenenti alla sfera del cosiddetto neuromarketing, per analizzare l’esperienza di interazione con il prodotto.

Stefania – Lorena è specializzata in psicologia applicata alla ricerca sociale e di marketing, perciò mi affido a lei e al resto del team dedicato per la parte analitica del progetto; la mia “deformazione professionale” più pubblicitaria mi porta sicuramente a dire che siamo molto orgogliosi del Lab. Lo sentiamo come una nostra creatura, un elemento distintivo rispetto ad altre agenzie che magari offrono gli stessi servizi, ma appoggiandosi a strutture esterne.
Averlo a disposizione internamente, significa inoltre che i nostri stessi clienti lo possono utilizzare con la massima libertà, come se fosse il proprio laboratorio di ricerca.
Per quanto riguarda ogni specifica ricerca, forniamo sempre un report avanzato, ma il cliente in ogni caso può assistere alla fase operativa, se vuole. Il Lab è composto infatti da due ambienti: il laboratorio vero e proprio e una sala osservazione separata, da dove guardare attraverso monitor come si svolgono i test.
Lo spirito “commerciale” mi porta poi a evidenziare che per noi è facile e veloce organizzare una sessione di ricerca. Possiamo dire che in circa 10 giorni dall’incarico siamo in grado di partire.

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